2016/04/05

SPECIALE: 5 aprile 1975 - Soyuz 18A, il primo rientro d'emergenza di un equipaggio

L’equipaggio protagonista della “anomalia del 5 aprile”.

Per la prima volta un volo spaziale con equipaggio viene costretto a un drammatico rientro d’emergenza dopo il decollo: la Soyuz 18A, 18-1 o 7K-T numero 39 (la denominazione esatta è incerta perché i russi danno un numero solo alle missioni concluse con successo) decolla per portare alla stazione spaziale sovietica Salyut-4 Vasili Lazarev, comandante della missione e maggiore dell’aviazione sovietica, e Oleg Makarov, ingegnere di volo civile, per restarvi 60 giorni.

Ma quattro minuti e 48 secondi dopo il decollo, alla quota di 145 km, la separazione del terzo stadio dal secondo non avviene correttamente: si aprono solo tre dei sei agganci che tengono uniti i due stadi. Il motore del terzo stadio si accende mentre il secondo è ancora agganciato. La spinta del motore del terzo stadio spezza gli agganci rimasti, sganciando il secondo stadio, ma la sollecitazione inattesa fa deviare il veicolo dalla traiettoria prevista. Sette secondi dopo la mancata separazione, il sistema di guida della Soyuz rileva l’anomalia e attiva un programma di abort (interruzione d’emergenza).

A questo punto del volo il razzo d’emergenza collocato sopra il veicolo è già stato sganciato e quindi è necessario ricorrere al motore principale della Soyuz stessa, separando il veicolo dal terzo stadio e poi separando il modulo orbitale e quello di servizio dalla capsula di rientro. Al momento di queste separazioni il veicolo è già puntato verso la Terra e questo accelera fortemente la sua discesa: invece della decelerazione di 15 g prevista per questa situazione, già estremamente violenta, gli astronauti subiscono fino a 21,3 g.

Nonostante il sovraccarico, i paracadute della capsula si aprono correttamente e rallentano la caduta del veicolo, che torna a terra dopo soltanto 21 minuti di volo.

Ma i guai di Lazarev e Makarov non sono finiti: la capsula cade su un pendio innevato e rotola verso uno strapiombo alto 150 metri finché i paracadute s’impigliano nella vegetazione e trattengono il veicolo spaziale.

L’equipaggio si trova immerso nella neve alta fino al petto e a −7 °C, per cui indossa l’abbigliamento termico d’emergenza. Inizialmente teme di essere finito in territorio cinese, in un momento in cui i rapporti fra Unione Sovietica e Cina sono molto ostili, e quindi si affretta a distruggere i documenti riguardanti un esperimento militare che si sarebbe dovuto svolgere durante la missione.

In realtà l’atterraggio è avvenuto in territorio sovietico, a sud-ovest di Gorno-Altaisk, circa 830 km a nord del confine con la Cina e a circa 1500 km dalla base di lancio, ma i cosmonauti non lo sanno fino a quando viene conseguito il contatto radio con un elicottero di soccorso, il cui equipaggio li informa sul luogo di atterraggio. Lazarev e Makarov sono in patria, ma la zona è talmente impervia che non vengono recuperati fino all’indomani.

Inizialmente le autorità sovietiche dichiarano che i cosmonauti non hanno subito lesioni, ma emergerà poi che Lazarev ha subito traumi a causa dell’elevatissima decelerazione. Makarov, invece, tornerà a volare con le Soyuz 26, 27 e T-3.

La censura sovietica nasconde la serietà dell’incidente all’opinione pubblica nazionale fino al 1983: all’indomani del lancio i giornali russi si limitano a scrivere in seconda pagina, con un titolo piccolo e blandissimo (“Comunicato dal centro di controllo del volo”) che lo fa passare pressoché inosservato, che “durante il percorso del terzo stadio del razzo i parametri della traiettoria hanno deviato da quelli prestabiliti e un meccanismo automatico ha fatto interrompere il volo, distaccando la cabina spaziale in modo che scendesse a terra. L’atterraggio morbido è avvenuto a sud-ovest di Gorno-Altaisk (Siberia occidentale). I servizi di ricerca e soccorso hanno ricondotto al cosmodromo i due cosmonauti, che stanno bene”.

Gli Stati Uniti, invece, vengono avvisati sommariamente il 7 aprile, dopo il recupero dell’equipaggio, ma chiedono maggiori chiarimenti, perché sono in corso i preparativi per una storica missione spaziale congiunta fra russi e americani, l’Apollo-Soyuz Test Project, che dovrà decollare tre mesi dopo. Nel rapporto sovietico l’emergenza viene definita semplicemente “anomalia del 5 aprile” .

La Stampa dell'8 aprile 1975 (credit: GA).

Fonti: SSA; James Oberg; TASS/La Stampa, 8 aprile 1975, tramite GA.

5 aprile

1941/04/05 – Nasce l’astronauta Judy Resnik


Nasce ad Akron, in Ohio, Judy Resnik (Judith A. Resnik). Verrà selezionata come astronauta dalla NASA nel 1978 e volerà nello spazio nel 1984 con la missione Shuttle STS-41D come specialista di missione, restando a bordo del Discovery (al suo volo inaugurale) per sette giorni.

Morirà il 28 gennaio 1986, insieme agli altri membri dell’equipaggio, durante il decollo dello Shuttle Challenger, che si disintegra in volo all’inizio della missione Shuttle STS-51L [NASA; NHO].


1950/04/05 – Nasce l’astronauta Franklin Chang-Díaz


Nasce a San José, in Costa Rica, Franklin Chang-Díaz, primo astronauta statunitense di origini ispaniche. Verrà selezionato come astronauta dalla NASA nel 1980 ed effettuerà sei voli spaziali: STS 61-C (1986), STS-34 (1989), STS-46 (1992), STS-60 (1994), STS-75 (1996), STS-91 (1998) e STS-111 (2002), totalizzando oltre 1601 ore nello spazio, comprese 19 ore e 31 minuti di passeggiate spaziali [Britannica; NASA; NHO].


1967/04/05 – Pubblicato il rapporto sulla tragedia di Apollo 1


L’Apollo 204 Review Board, la commissione d’indagine istituita in seguito all’incendio della capsula Apollo 1 che è costato la vita a Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee, pubblica il proprio rapporto finale [NHO].


1973/04/05 – Lancio di Pioneer 11, prima sonda a visitare Saturno


Lancio della sonda interplanetaria Pioneer 11, che sarà il primo veicolo spaziale a visitare il pianeta Saturno, raggiungendolo nel 1979. La sonda ha una massa di circa 260 kg e viene lanciata dagli Stati Uniti a bordo di un vettore Atlas-Centaur da Cape Canaveral. È alimentata da due generatori elettrici nucleari e trasporta una targa, destinata ad eventuali civiltà aliene che dovessero recuperarla, che ritrae un uomo e una donna e la posizione del Sole e della Terra nel cosmo.

Progettata per una missione di 21 mesi, appena sufficienti a visitare Giove, Pioneer 11 continuerà a funzionare almeno fino al 30 settembre 1995, quando il suo segnale verrà ricevuto per l’ultima volta, a 12 ore-luce dalla Terra.

La sonda abbandonerà poi il Sistema Solare e si dirigerà per inerzia verso la costellazione dello Scudo [NASA; NHO; NASA; NASA].


1975/04/05 – Primo rientro d’emergenza di un equipaggio


Per la prima volta un volo spaziale con equipaggio viene costretto a un drammatico rientro d’emergenza dopo il decollo: la Soyuz 18A, 18-1 o 7K-T numero 39, con a bordo i cosmonauti sovietici Lazarev e Makarov, fallisce l'inserimento in orbita e ricade violentemente sulla Terra. La vicenda è descritta in dettaglio in questo articolo di approfondimento.


1983/04/05 – STS-6: lo Shuttle Challenger lancia il primo satellite TDRS


Lo Shuttle Challenger, nel corso della missione STS-6, mette in orbita il primo satellite della serie TDRS (Tracking and Data Relay Satellite), dedicata alle comunicazioni con veicoli spaziali in orbita terrestre. Questi satelliti sostituiranno progressivamente la rete di grandi stazioni ricetrasmittenti situate a Terra e consentiranno agli equipaggi di restare in contatto con i centri di controllo per una percentuale maggiore della propria orbita e di trasferire una maggiore quantità di dati [SSA; NASA].


1990/04/05 – Primo lancio da un aereo di un vettore orbitale Pegasus


Volo inaugurale del Pegasus della Orbital Sciences, il primo vettore spaziale statunitense portato in quota da un aereo (in questo caso un B-52, ma solitamente un Lockheed L-1011 modificato) [Smithsonian; NHO].


1991/04/05 – STS-37: decollo dello Shuttle Atlantis; prima EVA degli USA dal 1985


Lancio della missione Shuttle STS-37: la Atlantis decolla dalla rampa 39B del Kennedy Space Center e porta in orbita il Compton Gamma Ray Observatory e molti altri esperimenti. A bordo ci sono Steven R. Nagel (comandante), Kenneth D. Cameron (pilota), e Jerry L. Ross, Jay Apt e Linda M. Godwin (specialisti di missione). Durante la missione viene effettuata la prima passeggiata spaziale statunitense dal novembre del 1985 [NHO; NASA; Rick Mastracchio].


2010/04/05 – STS-131: lo Shuttle Discovery raggiunge la Stazione; quattro donne nello spazio


Lancio dello Shuttle Discovery per la missione STS-131 in visita alla Stazione Spaziale Internazionale per trasportare Leonardo (un grande modulo logistico multifunzione, costruito in Italia, che diverrà parte permanente della Stazione con la missione STS-133) e per la manutenzione esterna ed interna della Stazione. Il carico include anche le nuove cuccette per l’equipaggio. Il comandante è Alan Poindexter; il pilota è James P. Dutton Jr.; gli specialisti di missione sono Rick Mastracchio, Clayton Anderson, Dorothy Metcalf-Lindenburger, Stephanie Wilson e Naoko Yamazaki dell’agenzia spaziale giapponese. È la trentatreesima missione Shuttle destinata alla Stazione, che verrà raggiunta due giorni dopo.

Da sinistra: Stephanie Wilson, Naoko Yamazaki, Tracy Caldwell Dyson e Dorothy Metcalf-Lindenburger a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Foto scattata il 2010/04/08.


Per la prima volta sono in orbita contemporaneamente quattro donne: Metcalf-Lindenburger, Wilson e Yamazaki sono sullo Shuttle e Tracy Caldwell Dyson è a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per la Expedition 23. Per la prima volta, inoltre, sono nello spazio due giapponesi contemporaneamente: Yamazaki e Soichi Noguchi, che è già a bordo della Stazione [SSA; NASA; NHO; NHO; NASA; NASA].