I telescopi di tutto il mondo vengono puntati verso Giove per assistere allo schianto di una cometa, la Shoemaker-Levy 9, sul pianeta. È il primo impatto di una cometa con un pianeta mai osservato.
Fonte: Rainmaker1973/NASA.
I telescopi di tutto il mondo vengono puntati verso Giove per assistere allo schianto di una cometa, la Shoemaker-Levy 9, sul pianeta. È il primo impatto di una cometa con un pianeta mai osservato.
Fonte: Rainmaker1973/NASA.
L’astronoma tedesca Maria Margarethe Kirch osserva e scopre la cometa C/1702 H1, diventando la prima donna a scoprirne una. Tuttavia la scoperta non le verrà accreditata e la cometa non prenderà il suo nome: il merito verrà preso dal marito e astronomo Gottfried Kirch.
Fonte: Wikipedia.
Viene resa pubblica la prima “foto” mai realizzata di un buco nero, quello situato al centro della galassia Messier 87, situata a 50 milioni di anni luce dalla Terra.
Si tratta di un buco nero supermassivo, che contiene la stessa massa di circa 6,5 miliardi di stelle come il nostro Sole. Un buco nero è un oggetto la cui massa è talmente elevata e concentrata da generare un campo gravitazionale così intenso che neppure la luce riesce a sfuggirne.
L’immagine pubblicata oggi non è una fotografia in senso stretto: non è stata ottenuta puntando dei telescopi ottici, ma usando dei radiotelescopi, il cui segnale è stato elaborato per generare un’immagine equivalente tramite una tecnica denominata interferometria. La struttura è reale (più propriamente, mostra la materia che orbita intorno al buco nero, che per definizione non emette luce) e la luminosità corrisponde all’intensità delle emissioni, ma la scelta dei colori nell’immagine è arbitraria.
L’immagine ha richiesto due anni di elaborazione partendo da dati raccolti ad aprie 2017 da oltre 200 scienziati usando osservatori astronomici sparsi su tutta la Terra, coordinati in modo da funzionare come un telescopio di dimensioni planetarie.
Si tratta della prima visualizzazione diretta di un buco nero, la cui esistenza e il cui aspetto erano stati finora pura congettura, basata sulla fisica e sull’osservazione indiretta di fenomeni spiegabili soltanto con la presenza di un corpo celeste supermassivo ma non visibile.
Fonti: National Geographic; Il Disinformatico.
La Cometa di Halley passa a circa 5 milioni di km dalla Terra: è il suo passaggio più ravvicinato noto con certezza. La sua coda si estende per metà del cielo e il suo nucleo è luminoso quanto Venere.
Questa cometa fu avvistata sei mesi prima della conquista normanna dell’Inghilterra, nel 1066, e fu raffigurata nel celebre Arazzo di Bayeux realizzato in quell’epoca.
Fonti: Ron Baalke; Britannica.com; NHO; Ianridpath.com.
L’astronomo Heinrich Olbers scopre l’asteroide Vesta, che verrà visitato dalla sonda Dawn nel 2011.
Fonte: NHO.
Durante un programma radiofonico della BBC, l’astronomo Fred Hoyle conia l’espressione “big bang” per definire la teoria dell’espansione esplosiva e perdurante dell’universo a partire da uno stato di estrema condensazione sostanzialmente puntiforme e per differenziare questa teoria dalla teoria alternativa sostenuta da lui e da molti altri astronomi di spicco, quella del cosiddetto “stato stazionario”, che ipotizzava un universo senza un inizio. L’espressione diventerà estremamente popolare nei decenni successivi.
Fonte: The Royal Society.
L’astronomo olandese Christiaan Huygens osserva Saturno al telescopio e scopre una sua luna, che verrà denominata Titano. È la prima luna di Saturno mai scoperta ed è la sesta in assoluto, dopo la Luna terrestre e i quattro satelliti galileiani di Giove.
Una sonda che porta il suo nome, lanciata dall’Agenzia Spaziale Europea, visiterà Titano atterrandovi il 14 gennaio 2005.
Fonte: ESA.
William Henry Pickering scopre un nuovo satellite di Saturno osservando fotografie scattate il 16 agosto 1898 da DeLisle Stewart, ad Arequipa in Perù. È il primo satellite ad essere scoperto fotograficamente. Verrà denominato Febe. La sonda Cassini lo visiterà con un passaggio ravvicinato a circa 2000 km di distanza l'11 giugno 2004.
Fonte: The Painter Flynn.
L’astronomo Gerard Kuiper, presso il McDonald Observatory, in Texas, scopre un satellite di Urano, che su proposta di Kuiper verrà denominato Miranda, in omaggio al personaggio de La Tempesta di William Shakespeare, opera dalla quale prendevano nome tutte le lune di Urano conosciute fino a quel momento.
Miranda ha un diametro
medio di circa 470 chilometri e orbita a circa 130.000 chilometri da Urano,
rivolgendo verso il pianeta sempre lo stesso emisfero.
Nel 1986 il passaggio ravvicinato della sonda Voyager 2 rivelerà che Miranda ha una superficie particolarmente irregolare e martoriata, che include la più alta scogliera del Sistema Solare, la Verona Rupes, alta circa 20 chilometri.
Fonte: NHO.
Un gruppo internazionale di astronomi conferma l’orbita del planetoide soprannominato provvisoriamente Farfarout, designato ufficialmente 2018 AG37 e situato attualmente a quasi quattro volte la distanza di Plutone dal Sole (132 unità astronomiche, circa 19,7 miliardi di chilometri). Si tratta dell’oggetto più distante finora osservato nel Sistema Solare.
L’esistenza di Farfarout era stata rilevata nel 2018. Il planetoide ha un’orbita ellittica che fa variare la sua distanza dal Sole fra 27 e 175 unità astronomiche (4 e 26 miliardi di chilometri), per cui a volte è più vicino al Sole di quanto lo sia Nettuno.
L’orbita di Farfarout dura circa mille anni. Gli astronomi stimano che abbia
un diametro di circa 400 chilometri.
Fonte: University of Hawaii.
L’astronomo Clyde Tombaugh fotografa il pianeta Plutone con il telescopio del Lowell Observatory, in Arizona, ma ancora non lo sa; se ne accorgerà soltanto il 18 febbraio 1930 quando confronterà le foto scattate oggi.
Fonte: Space.com.