La Soyuz 11 rientra sulla Terra, in Kazakistan, dopo un viaggio
spaziale trionfale. Georgi Dobrovolski, Vladislav Volkov e Viktor Patsayev
sono rimasti nello spazio per 23 giorni, battendo il record mondiale di durata
e hanno effettuato la prima visita a una stazione spaziale. I loro volti sono
familiari a tutti i sovietici perché hanno uno spazio televisivo tutto loro
ogni sera. Il volo della Soyuz 11 è la risposta perfetta al recente
successo americano di Apollo 11, che ha effettuato il primo sbarco
umano sulla Luna.
Il rientro procede in maniera automatica, come consueto. Le squadre di
recupero si avvicinano alla capsula, coricata sul terreno, accompagnata dal
suo grande paracadute, che si è aperto regolarmente. I razzi di frenata hanno
agito come previsto. Le condizioni meteorologiche al suolo sono perfette. Ma
gli uomini che arrivano per accogliere i tre cosmonauti sono costretti a
trasmettere ai responsabili del programma spaziale un messaggio in codice
scioccante: le tre cifre 1-1-1.
Nella procedura di comunicazione dell’epoca, le condizioni dei cosmonauti
vengono annunciate usando per ciascuno le cifre da 5 a 1. Un 5 indica
condizioni di salute ottime; 4 indica condizioni buone; 3 segnala ferite; 2
riferisce ferite gravi; e 1 annuncia il decesso. Dobrovolski, Volkov e
Patsayev sono morti. Sul viso hanno segni bluastri; è colato sangue dal naso e
dalle orecchie. I soccorritori tentano una disperata rianimazione, ma è tutto
inutile. I tre sono morti per asfissia da decompressione da oltre mezz’ora e
sono rimasti esposti al vuoto per almeno undici minuti. È la prima volta nella
storia dell’esplorazione del cosmo che un equipaggio muore nello spazio.
Durante il ritorno a Terra, al momento della normale separazione del modulo
orbitale della Soyuz dal modulo di rientro, lo scossone del distacco ha
aperto erroneamente in anticipo uno sfiato e l’aria della piccola cabina è
sfuggita rapidamente nel vuoto dello spazio, a oltre 100 chilometri di quota.
I tre cosmonauti non indossavano una tuta pressurizzata, che li avrebbe
salvati, perché nella Soyuz di allora (parente stretta di quella che
vola tuttora) non c’era spazio per tre persone in tuta. L’equipaggio ha avuto
meno di un minuto per tentare di individuare la causa della fuga d’aria prima
di essere sopraffatto dagli inevitabili effetti della decompressione.
I registratori di bordo documentano freddamente che 50 secondi dopo il
distacco del modulo orbitale il battito cardiaco di Patsayev è precipitato da
oltre 90 a 42 pulsazioni al minuto, segno inequivocabile di privazione
d’ossigeno, e che 110 secondi dopo l’apertura accidentale dello sfiato i cuori
dei tre cosmonauti hanno cessato di battere.
L’Unione Sovietica è scossa dalla tragedia e celebra per Dobrovolski, Volkov e
Patsayev dei grandi funerali di stato, ai quali partecipa anche l’astronauta
statunitense Tom Stafford, ma le cause precise del disastro vengono tenute
segrete. I dettagli delle autopsie dell’equipaggio della Soyuz 11 sono
segreti ancora oggi. Il difetto fatale dello sfiato verrà reso pubblico,
perlomeno in Occidente, soltanto due anni più tardi. I russi svilupperanno
rapidamente una tuta pressurizzata compatta e leggera, la Sokol-K, che
verrà usata per tutti i voli spaziali successivi, e lo sfiato verrà
riprogettato.
Il disastro della Soyuz 11 scuote anche il programma spaziale
statunitense. Inizialmente il segreto assoluto sulle cause tecniche della
morte dei tre cosmonauti fa sospettare che la lunga permanenza nello spazio
abbia influito in qualche modo sulle loro condizioni fisiche: visto che un
anno prima i cosmonauti Nikolayev e Sevastyanov, dopo 18 giorni di volo
spaziale, quasi non riuscivano a reggersi in piedi, si teme che la permanenza
da record dei tre (23 giorni) abbia raggiunto qualche limite fisiologico
invalicabile.
La stampa italiana dell’epoca annuncia la notizia del disastro. Dalla
collezione personale di Gianluca Atti.
Una volta rivelata l’asfissia di Dobrovolski, Volkov e Patsayev, la missione
lunare statunitense Apollo 15, che deve partire qualche settimana dopo
la tragedia, verrà cambiata per tenerne conto: Scott e Irwin dovranno
indossare le tute pressurizzate durante il decollo dalla Luna; la
progettazione dei finestrini, dei portelli, delle valvole e dei cablaggi del
modulo lunare e del modulo di comando verrà riesaminata a fondo; e verranno
studiati i possibili effetti di una depressurizzazione del modulo di comando
durante il rientro nell’atmosfera terrestre.
Nel 2016 la Russia erigerà un nuovo monumento in ricordo dei tre cosmonauti
presso il luogo del loro atterraggio.
Georgi Dobrovolski (in basso a sinistra), Viktor Patsayev (in alto a sinistra)
e Vladislav Volkov (a destra) durante l’addestramento a terra.
Fonti:
Space Safety Magazine;
documentario Ostankino
(2008); Roscosmos (sito
commemorativo);
SSA; GA;
SSA,
SSA,
SSA,
SSA.