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1971/08/05 - Apollo 15, prima “passeggiata spaziale” a 316.000 km dalla Terra

L’astronauta Al Worden, pilota del modulo di comando della missione Apollo 15, effettua un’attività extraveicolare mentre il veicolo è a circa 316.000 km dalla Terra, durante il viaggio di ritorno dalla Luna, allo scopo di recuperare i contenitori di pellicola fotografica utilizzati durante la ricognizione della Luna svolta da Worden stesso mentro i colleghi Scott e Irwin erano sulla Luna. È la prima volta che un astronauta si avventura fuori dal proprio veicolo a una distanza così grande dalla Terra.

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Fotogramma tratto dalla ripresa su pellicola 16mm dell’EVA di Worden. Foto NASA S71-43202.

Fonte: NASA.

1971/07/26 - Partenza di Apollo 15

Decolla dal Kennedy Space Center la missione Apollo 15, la prima delle spedizioni lunari con equipaggio a includere un Rover, un’automobile elettrica, che consente agli astronauti di effettuare esplorazioni a più ampio raggio. Questa è anche la prima missione in grado di portare sulla Luna una quantità più significativa di esperimenti scientifici.

Apollo 15 viene lanciata da un vettore Saturn V, che porta due astronauti, Dave Scott e Jim Irwin, destinati a toccare il suolo della Luna, vicino al Mare Imbrium (Mare delle Piogge), il 30 luglio 1971, mentre il terzo, Al Worden, li attenderà in orbita lunare. 

L’equipaggio di Apollo 15: da sinistra, il comandante, David Scott; il pilota del Modulo di Comando, Al Worden; e il pilota del Modulo Lunare, Jim Irwin.

Scott e Irwin effettueranno tre escursioni lunari in aggiunta a una stand-up EVA (Scott, in tuta spaziale, si sporgerà all’esterno dalla sommità del Modulo Lunare e perlustrerà visivamente e fotograficamente la zona circostante).

I due astronauti resteranno sulla Luna per due giorni, 18 ore e 54 minuti, raccogliendo 77,3 kg di rocce lunari e scattando 1151 fotografie in aggiunta alle trasmissioni televisive in diretta (incluso il decollo del LM) e alle riprese cinematografiche su pellicola. Nel loro bottino geologico ci sarà la Genesis Rock, una delle pietre lunari più antiche mai recuperate (oltre 4 miliardi di anni).

La missione si concluderà il 7 agosto 1971 con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico dopo 12 giorni, 7 ore e 11 minuti.

Foto KSC-71PC-543.
Foto 71-HC-978 (ricerca a cura di J.L. Pickering).
Foto KSC-71PC-572.
Foto 71-HC-991 (ricerca a cura di J.L. Pickering).
Foto 71-HC-1103 (ricerca a cura di J.L. Pickering).

Fonti: NASA; Apollo 15 Timeline.

1971/06/30 - Soyuz 11: tre cosmonauti muoiono al rientro

La Soyuz 11 rientra sulla Terra, in Kazakistan, dopo un viaggio spaziale trionfale. Georgi Dobrovolski, Vladislav Volkov e Viktor Patsayev sono rimasti nello spazio per 23 giorni, battendo il record mondiale di durata e hanno effettuato la prima visita a una stazione spaziale. I loro volti sono familiari a tutti i sovietici perché hanno uno spazio televisivo tutto loro ogni sera. Il volo della Soyuz 11 è la risposta perfetta al recente successo americano di Apollo 11, che ha effettuato il primo sbarco umano sulla Luna.

Il rientro procede in maniera automatica, come consueto. Le squadre di recupero si avvicinano alla capsula, coricata sul terreno, accompagnata dal suo grande paracadute, che si è aperto regolarmente. I razzi di frenata hanno agito come previsto. Le condizioni meteorologiche al suolo sono perfette. Ma gli uomini che arrivano per accogliere i tre cosmonauti sono costretti a trasmettere ai responsabili del programma spaziale un messaggio in codice scioccante: le tre cifre 1-1-1.

Nella procedura di comunicazione dell’epoca, le condizioni dei cosmonauti vengono annunciate usando per ciascuno le cifre da 5 a 1. Un 5 indica condizioni di salute ottime; 4 indica condizioni buone; 3 segnala ferite; 2 riferisce ferite gravi; e 1 annuncia il decesso. Dobrovolski, Volkov e Patsayev sono morti. Sul viso hanno segni bluastri; è colato sangue dal naso e dalle orecchie. I soccorritori tentano una disperata rianimazione, ma è tutto inutile. I tre sono morti per asfissia da decompressione da oltre mezz’ora e sono rimasti esposti al vuoto per almeno undici minuti. È la prima volta nella storia dell’esplorazione del cosmo che un equipaggio muore nello spazio.

Durante il ritorno a Terra, al momento della normale separazione del modulo orbitale della Soyuz dal modulo di rientro, lo scossone del distacco ha aperto erroneamente in anticipo uno sfiato e l’aria della piccola cabina è sfuggita rapidamente nel vuoto dello spazio, a oltre 100 chilometri di quota. I tre cosmonauti non indossavano una tuta pressurizzata, che li avrebbe salvati, perché nella Soyuz di allora (parente stretta di quella che vola tuttora) non c’era spazio per tre persone in tuta. L’equipaggio ha avuto meno di un minuto per tentare di individuare la causa della fuga d’aria prima di essere sopraffatto dagli inevitabili effetti della decompressione.

I registratori di bordo documentano freddamente che 50 secondi dopo il distacco del modulo orbitale il battito cardiaco di Patsayev è precipitato da oltre 90 a 42 pulsazioni al minuto, segno inequivocabile di privazione d’ossigeno, e che 110 secondi dopo l’apertura accidentale dello sfiato i cuori dei tre cosmonauti hanno cessato di battere.

L’Unione Sovietica è scossa dalla tragedia e celebra per Dobrovolski, Volkov e Patsayev dei grandi funerali di stato, ai quali partecipa anche l’astronauta statunitense Tom Stafford, ma le cause precise del disastro vengono tenute segrete. I dettagli delle autopsie dell’equipaggio della Soyuz 11 sono segreti ancora oggi. Il difetto fatale dello sfiato verrà reso pubblico, perlomeno in Occidente, soltanto due anni più tardi. I russi svilupperanno rapidamente una tuta pressurizzata compatta e leggera, la Sokol-K, che verrà usata per tutti i voli spaziali successivi, e lo sfiato verrà riprogettato.

Il disastro della Soyuz 11 scuote anche il programma spaziale statunitense. Inizialmente il segreto assoluto sulle cause tecniche della morte dei tre cosmonauti fa sospettare che la lunga permanenza nello spazio abbia influito in qualche modo sulle loro condizioni fisiche: visto che un anno prima i cosmonauti Nikolayev e Sevastyanov, dopo 18 giorni di volo spaziale, quasi non riuscivano a reggersi in piedi, si teme che la permanenza da record dei tre (23 giorni) abbia raggiunto qualche limite fisiologico invalicabile.

La stampa italiana dell’epoca annuncia la notizia del disastro. Dalla collezione personale di Gianluca Atti.

Una volta rivelata l’asfissia di Dobrovolski, Volkov e Patsayev, la missione lunare statunitense Apollo 15, che deve partire qualche settimana dopo la tragedia, verrà cambiata per tenerne conto: Scott e Irwin dovranno indossare le tute pressurizzate durante il decollo dalla Luna; la progettazione dei finestrini, dei portelli, delle valvole e dei cablaggi del modulo lunare e del modulo di comando verrà riesaminata a fondo; e verranno studiati i possibili effetti di una depressurizzazione del modulo di comando durante il rientro nell’atmosfera terrestre.

Nel 2016 la Russia erigerà un nuovo monumento in ricordo dei tre cosmonauti presso il luogo del loro atterraggio.

Georgi Dobrovolski (in basso a sinistra), Viktor Patsayev (in alto a sinistra) e Vladislav Volkov (a destra) durante l’addestramento a terra.
Fonti: Space Safety Magazine; documentario Ostankino (2008); Roscosmos (sito commemorativo); SSA; GA; SSA, SSA, SSA, SSA.

1971/04/25 - Atterraggio d’emergenza della Soyuz-10

La capsula sovietica Soyuz-10 atterra a circa 120 km a nord-ovest di Karaganda, riportando sulla Terra Vladimir Shatalov, Aleksei Yeliseyev e Nikolai Rukavishnikov, reduci da un tentativo fallito di attracco alla stazione spaziale Salyut-1.

Vari problemi hanno costretto l’equipaggio a un rientro d’emergenza, che diventa il primo rientro notturno di un veicolo spaziale nella storia dell’astronautica. Durante il rientro, l’aria a bordo della Soyuz è diventata tossica e Rukavishnikov ha perso conoscenza.

Fonti: SSA; Spacefacts; NASA.

1971/04/23 - Soyuz-10, primo tentativo di visitare una stazione spaziale

Lancio della Soyuz-10, che porta nello spazio Vladimir Shatalov, Aleksei Yeliseyev e Nikolai Rukavishnikov, il primo equipaggio destinato a visitare la stazione Salyut-1. Dopo un giorno di rinvio, la Soyuz decolla nonostante la temperatura a Tyuratam (Baikonur) sia precipitata a -25 °C.

La missione dovrebbe effettuare il primo attracco nella storia con una stazione spaziale, ma fallirà per una serie di malfunzionamenti a bordo, in parte dovuti all’eccessivo automatismo dei sistemi di bordo, che impediscono ai cosmonauti di intervenire durante l’avvicinamento. Il loro veicolo si aggancerà solo parzialmente alla Salyut, senza raggiungere la tenuta stagna, e i cosmonauti non hanno tute spaziali a bordo, per cui non potranno entrare nella stazione effettuando una passeggiata spaziale.

Durante i primi tentativi di sgancio, inoltre, la Salyut non rilascia la Soyuz, e l’equipaggio è costretto a improvvisare, con l’aiuto da terra, una procedura di sgancio scollegando e ricollegando alcuni cavi per ingannare i sistemi di bordo. La Soyuz-10 sarà quindi costretta a un rientro anticipato due giorni dopo il decollo.

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Credit: SSA.

Fonti: Foothold in the Heavens; the Seventies, Ben Evans, p. 232-235; Spacefacts; SSA.

1971/04/19 - Lancio della prima stazione spaziale, Salyut-1

L’Unione Sovietica lancia la Salyut-1, la prima stazione spaziale nella storia dell’astronautica: è un derivato della stazione spaziale militare Almaz, che è in fase di sviluppo e costituirà la struttura di base per tutte le stazioni sovietiche, compresa la Mir. Ha un volume pressurizzato di circa 99 metri cubi, una massa di 18,4 tonnellate, una lunghezza di circa 20 metri e un diametro di circa 4 metri.

Verrà visitata dalle missioni con equipaggio Soyuz 10 (che non riuscirà ad attraccare) e Soyuz 11 (che attraccherà con successo e abiterà nella stazione per 23 giorni, stabilendo un nuovo record di durata, ma perderà le vite dei tre membri d’equipaggio durante il rientro a Terra). La Salyut-1 resterà in orbita per 175 giorni, fino all’11 ottobre 1971.

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Disegno schematico di un veicolo Soyuz (a sinistra) attraccato a una stazione della serie Salyut (a destra).
La Salyut-1 durante la costruzione (fonte: Russia).

Fonti: GA; NASA; SSA.

1971/03/03: Annunciato l’equipaggio di Apollo 16

La NASA annuncia formalmente l’equipaggio della missione lunare Apollo 16, prevista per marzo 1972 (verrà successivamente rinviata ad aprile): il comandante della missione sarà John W. Young; il pilota del Modulo di Comando sarà Thomas K. Mattingly; il pilota del Modulo Lunare sarà Charles M. Duke.

John W. Young.

Thomas K. Mattingly.

Charles M. Duke.

Young è astronauta dal 1962; questo sarà il suo quarto volo spaziale dopo Gemini 3, Gemini 10 e Apollo 10, e sarà il suo secondo viaggio lunare.

Mattingly era stato assegnato ad Apollo 13 ma poi era stato esposto alla rosolia (per colpa di Duke) e quindi era stato sostituito per precauzione da Jack Swigert.

Duke, come Mattingly, è al suo primo volo spaziale, dopo aver fatto parte dell’equipaggio di riserva di Apollo 13 e aver ricoperto il ruolo di CAPCOM (radiofonista di contatto) durante lo storico primo allunaggio umano di Apollo 11.

L’equipaggio di riserva di Apollo 16 è composto da Fred Haise (che avrebbe dovuto camminare sulla Luna con Apollo 13 ma non poté a causa del celebre incidente avvenuto durante il volo verso la Luna), Stuart Roosa e Ed Mitchell (entrambi reduci da Apollo 14).

Fonte: NASA.