Dopo anni di sviluppo, sperimentazione e collaudi in planata atmosferica, ha
luogo il primo volo spaziale dello Space Shuttle statunitense: il
Columbia si leva dalla Rampa A del Complesso di Lancio 39 del Kennedy
Space Center e in otto minuti porta nello spazio John Young (veterano di
quattro voli spaziali, con Gemini 3 e 10 e con
Apollo 10 e 16) e Bob Crippen (al suo primo volo nello spazio)
per la missione STS-1 (STS sta per Space Transportation System).
Sarà la prima di ben 135 missioni orbitali che verranno effettuate nell’arco
dei successivi trent’anni dalla flotta degli Shuttle che verranno man mano
costruiti (oltre al Columbia ci saranno poi Atlantis,
Challenger, Endeavour e Discovery).
In questa prima impresa spaziale il Columbia vola per due giorni, 6 ore
e 20 minuti ed effettua 37 orbite, rientrando e planando sulla pista 23 presso
la base militare Edwards in California il 14 aprile.
Il primo decollo dello Shuttle Columbia.
Il volo di debutto del Columbia avviene esattamente a vent’anni di
distanza dallo storico primo volo spaziale di un essere umano, il russo Yuri
Gagarin con la Vostok 1, ma si tratta di una coincidenza: la data di
lancio prevista inizialmente per il Columbia era il 10 aprile, ma un
malfunzionamento di uno dei computer di bordo ha imposto un rinvio di due
giorni.
“Che bel modo di arrivare in California” (“What a way to come to California”) esclama Bob Crippen all’atterraggio. Young, invece, commenta così il volo:
“Il sogno vive” (“The dream is alive”).
La missione è costellata di primati:
- è il primo volo spaziale con equipaggio da parte degli Stati Uniti dopo sei
anni di pausa (il volo precedente era stato l’Apollo-Soyuz nel 1975);
- è la prima volta che un veicolo spaziale statunitense trasporta un
equipaggio durante il volo inaugurale;
- è la prima volta che la NASA usa motori a propellente solido per un lancio
con equipaggio;
- è la prima volta che un equipaggio rientra da un volo orbitale usando un
veicolo dotato di ali, che effettua una planata e atterra su una pista come un
aliante, invece di una capsula che precipita dallo spazio e poi tocca terra o
ammara appesa a dei paracadute;
- è il primo volo di un veicolo orbitale riutilizzabile (soltanto il grande
serbatoio esterno viene eliminato a ogni lancio, mentre i razzi laterali a
propellente solido ricadono nell’oceano sotto dei paracadute e vengono
recuperati);
- è il primo volo orbitale di un aereo-razzo.
- il Columbia è il veicolo spaziale più pesante mai lanciato e
riportato a terra fino a quel momento (96 tonnellate, esclusi i razzi laterali
e il serbatoio esterno); è il primo veicolo spaziale a usare uno scudo termico
ceramico riutilizzabile; è il primo aereo-razzo a volare in atmosfera a oltre
10 volte la velocità del suono; ed è il primo veicolo spaziale a usare un
sistema di manovra interamente digitale fly-by-wire, progenitore di
quelli usati oggi sugli aerei di linea.
La tecnologia avanzatissima (per l’epoca) dello Shuttle non è priva di rischi,
dettati non solo dai finanziamenti insufficienti, che impongono scelte
tecniche meno caute, ma anche dai requisiti estremi imposti dal Dipartimento
della Difesa statunitense, che intende usare il veicolo per missioni militari:
durante il volo inaugurale e anche in quelli successivi, molte piastrelle
dello scudo termico si staccheranno o verranno asportate dalla violenza del
decollo.
Nel 2003 John Young rivelerà che durante questo primo volo del
Columbia la protezione termica ha una falla che permette a dei gas
roventi di penetrare nel vano del carrello destro, facendolo cedere
parzialmente.
Il fatto stesso di mettere degli astronauti a bordo di un veicolo spaziale
radicalmente nuovo che non ha mai volato prima, invece di effettuare un volo
di verifica generale senza equipaggio, denota un’accettazione del rischio
molto diversa da quella consueta della NASA, tanto che la NASA stessa
definisce
questa missione “il volo di collaudo più coraggioso della storia”.
L’America ritorna nello spazio, e il debutto del Columbia offre momenti
di entusiasmo che però cederanno poi il passo alla realtà. Far volare
“una farfalla legata ad un proiettile”, come la descrivono i suoi
equipaggi, come se fosse un camion spaziale è un’impresa che spinge ogni volta
al limite le risorse tecniche e umane dell’ente spaziale statunitense.
La manutenzione del veicolo per riportarlo in condizioni di volo si rivelerà
molto più complessa e costosa del previsto, rendendo impossibile arrivare alla
frequenza di voli quasi settimanale annunciata all’inizio del progetto. La
flotta Shuttle non raggiungerà mai i livelli di affidabilità attesi e le
riduzioni di costo previste e causerà la morte di quattordici astronauti in
due incidenti (Challenger, 1986, e Columbia, 2003).
A causa di questi problemi, i lanci militari previsti dalla base californiana
di Vandenberg non avverranno mai, nonostante sia stata costruita un’apposita
rampa di lancio, e il Dipartimento della Difesa tornerà gradualmente a usare
vettori non riutilizzabili e senza equipaggio. Ma lo Shuttle e la sua grande
capacità di trasporto (sia dalla Terra, sia verso la Terra), insieme
all’insostituibile versatilità dei suoi equipaggi, daranno vita a moltissimi
progetti spaziali, come il telescopio spaziale Hubble, i laboratori
Spacehab e Spacelab, le sonde Galileo e Magellan e
quasi tutta la Stazione Spaziale Internazionale.
Il Columbia volerà in tutto 28 volte, per un totale di poco meno di 301
giorni nello spazio, e concluderà tragicamente la propria storia
disintegrandosi durante il rientro l’1 febbraio 2003, portando con sé i sette
membri del proprio equipaggio. Ma questo, in un giorno festoso di aprile del
1981, non lo sa ancora nessuno.
Fonti:
NASA;
NHO; NASA;
NASA;
KSC;
NASA;
SFN; NASA;
CollectSpace;
Space Review.