Wally Schirra, Walt Cunningham e Donn Eisele decollano a bordo di un veicolo
Apollo, portato in orbita da un vettore Saturn IB, per la
missione Apollo 7. È la prima missione con equipaggio del programma che
dovrà portare l’uomo sulla Luna, e ha lo scopo di dimostrare il funzionamento
del veicolo e dell’equipaggio; per la prima volta vengono utilizzate le tute
pressurizzate A7-L.
La NASA pubblica le prime immagini nitide dei siti di allunaggio delle missioni Apollo 11, 15, 16 e 17, scattate dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter. Mostrano distintamente i veicoli e gli apparati lasciati sulla Luna dagli astronauti e anche le impronte dei loro passi.
Thomas Stafford, John Young e Eugene Cernan, a bordo di Apollo 10,
effettuano la prova generale del primo allunaggio umano: a bordo del Modulo
Lunare, battezzato Snoopy, Stafford e Cernan si sganciano dal veicolo
principale (il Modulo di Comando e Servizio, pilotato da John Young e
denominato Charlie Brown) mentre si trovano sulla faccia nascosta della
Luna, fuori contatto radio con la Terra.
Alle 20:00 ora italiana i due veicoli riemergono da dietro la Luna e
riprendono i contatti radio. Stafford conferma che lo sgancio è avvenuto
regolarmente e alle 20:18 italiane inizia una diretta TV che mostra
Snoopy ripreso da Charlie Brown.
La diretta televisiva della CBS del distacco del Modulo Lunare
Snoopy dal Modulo di Comando Charlie Brown.
Alle 21:35 Cernan accende il motore di discesa del Modulo Lunare, e alle 22:21
comunica che è stata raggiunta la quota minima prevista: Stafford e Cernan
sorvolano la superfice lunare a circa 14.000 metri di quota, come se fossero
su un aereo di linea che viaggia sulla Terra, procedendo nel vuoto a circa
6.000 km/h. Nessun essere umano è mai stato così vicino al suolo lunare.
Stafford descrive il Mare della Tranquillità, la zona prescelta per
l'atterraggio di Apollo 11.
“La parte che stiamo sorvolando è molto liscia, simile ad argilla bagnata.
Ricorda il letto asciutto di un fiume del Nuovo Messico o dell'Arizona [...]
Riusciamo a distinguere molti particolari della superficie, massi, piccoli
crateri e profonde fenditure". In assenza di atmosfera, la nitidezza del paesaggio che scorre sotto agli
occhi dei due astronauti è straordinaria.
Durante il sorvolo, Stafford e Cernan eseguono una serie di riprese
fotografiche e cinematografiche e collaudano un nuovo tipo di radar che
servirà a fornire dati per l'allunaggio vero e proprio.
Al termine della seconda orbita, gli astronauti a bordo di
"Snoopy" danno inizio alla manovra che simula il decollo dalla
superficie della Luna, separando lo stadio di discesa del Modulo Lunare da
quello superiore, dove si trovano Stafford e Cernan. Ma poco prima che questo
avvenga, il loro veicolo comincia ad oscillare e a ruotare paurosamente,
sbattendo i due piloti contro le sottili pareti dell'abitacolo e le delicate
apparecchiature di bordo. La
ripresa filmata
mostra chiaramente le forti oscillazioni del veicolo.
Cernan si lascia sfuggire un secco "Figlio di puttana!" (“102:45:19 Cernan (in Snoopy): Son of a bitch”, riporta l'Apollo Flight Journal). In Italia è già venerdì 23 maggio, sono le 00:34 di notte. Fortunatamente
l’emergenza dura meno di un minuto: Stafford, coadiuvato da Cernan, prende in
mano i comandi di Snoopy, stabilizzando il veicolo impazzito.
Superato l’incidente e distaccato lo stadio di discesa del Modulo Lunare, i
due astronauti accendono il motore dello stadio di risalita per portarsi
all'appuntamento orbitale con l'astronave madre, dove è rimasto ad attenderli
John Young.
Dopo una serie di evoluzioni in orbita, una sequenza di tre accensioni dei
suoi motori porta il Modulo Lunare a posizionarsi sull’asse del Modulo di
Comando e procedere all’attracco.
Trascorse sette ore e mezzo di volo autonomo del LM, avviene il perfetto
docking a 110 chilometri di altezza dal suolo lunare. Alle 04:31
italiane Stafford e Cernan, dopo aver passato più di dodici ore all'interno di
Snoopy, rientrano nel Modulo di Comando attraverso il tunnel di
collegamento. La prova generale dell’allunaggio è riuscita.
Lo stadio di risalita del Modulo Lunare, visto dal Modulo di Comando. Foto
AS10-34-5109.
Il Modulo di Comando visto dal Modulo Lunare. Foto AS10-27-3856.
Avvicinamento per l’attracco. Foto AS10-34-5117, scansione JSC.
La cronaca della missione su La Stampa del 23/5/1969 (dalla collezione personale di Gianluca Atti; trascrizione completa).
Da sinistra: Armstrong, Collins e Aldrin. Credit:
@armstrongdocu.
Il comandante Neil Armstrong, il pilota del Modulo di Comando Michel Collins e
il pilota del Modulo Lunare Buzz Aldrin posano per una serie di foto in abiti
civili davanti al gigantesco razzo Saturn V che fra due mesi li porterà
a compiere il primo allunaggio umano della storia. Il vettore gigante sta
effettuando il roll-out, ossia il trasporto dall’enorme edificio di
assemblaggio (il Vehicle Assembly Building o Vab) fini alla
storica rampa di lancio 39A, trasportato da un crawler cingolato.
La notizia del decollo sulla prima pagina del Corriere della Sera (dalla collezione personale di Gianluca Atti).
Alle 16:49 UTC decolla dalla Rampa 39A del centro spaziale Kennedy, in Florida, il vettore Saturn V della missione Apollo 10, che sarà una prova generale dell’allunaggio. Effettuerà un volo che arriverà fino a 14 chilometri dalla superficie lunare. A bordo ci sono tre astronauti: Thomas Stafford (comandante), John Young (pilota del Modulo di Comando) e Gene Cernan (pilota del Modulo Lunare).
Il modulo lunare Orion di Apollo 16 atterra nelle alture di Descartes sulla Luna, portando John Young e Charlie Duke, che iniziano l’esplorazione della zona. Durante la prima escursione, John Young effettua il “Grand Prix”: lancia alla massima velocità l’automobile elettrica, il Lunar Rover, ed effettua una serie pianificata di manovre mentre viene ripreso dalla cinepresa impugnata dal collega Duke.
Anche la missione precedente, Apollo 15, aveva effettuato un “Grand Prix" analogo, ma la cinepresa non aveva funzionato, per cui non ne esiste una documentazione filmata.
Young stabilisce il record di velocità per un autoveicolo su un corpo celeste diverso dalla Terra: circa 10 km/h. Il primato è tuttora imbattuto.
John Young, ripreso da Charlie Duke, corre in auto elettrica sulla Luna. Fotogramma tratto dalla ripresa cinematografica 16 mm a colori.
Si conclude felicemente il dramma della missione Apollo 13, funestata
dallo scoppio di un serbatoio d’ossigeno durante il viaggio verso la Luna:
dopo aver girato intorno alla Luna e usato il modulo lunare come propulsore di
riserva, la capsula spaziale che trasporta Jim Lovell, Fred Haise e Jack
Swigert rientra nell’atmosfera terrestre e ammara nell’Oceano Pacifico, appesa
sotto tre grandi paracadute.
Il rientro in atmosfera offre un ultimo episodio di tensione: la perdita di
contatto radio che avviene normalmente durante la fase più critica, quando la
capsula è circondata da un muro d’aria rovente e ionizzata che blocca i
segnali radio, dura ben 87 secondi più del normale, facendo temere fino
all’ultimo per la sorte dell’equipaggio. In Italia sono le 19:07.
In quel minuto e mezzo c’è tempo di pensare che lo scudo termico non abbia
retto a causa dei danni subiti durante lo scoppio del serbatoio d’ossigeno e
la capsula sia diventata una meteora fatale o che i paracadute non si siano
aperti correttamente e che i tre astronauti si schianteranno nell’oceano. Ma
la durata inattesa è causata da un angolo di rientro leggermente meno ripido
del solito, che allunga i tempi di attraversamento dell’atmosfera, e
paradossalmente consente ad Apollo 13 di ammarare molto vicino alle
navi di recupero.
La scia di rientro di Apollo 13 vista da un aereo in volo.
Nasce ad Altoona, nell’Iowa, John Cornelius Houbolt. Diventerà ingegnere e lavorerà al progetto Apollo. La sua insistenza nel proporre la tecnica del rendez-vous in orbita lunare (LOR, Lunar Orbit Rendezvous), che riduce enormemente i pesi, le dimensioni e i costi del vettore spaziale necessario, renderà possibile gli allunaggi umani fra il 1969 e il 1972.
Nel 1961 scavalcherà le gerarchie e scriverà un’accorata lettera all’amministratore
associato della NASA, Robert C. Seamans Jr., lamentando di essere “una voce nel deserto” nel
sostenere la convenienza e anzi la necessità di ricorrere a questa
soluzione per rispettare la scadenza della fine del decennio.
La sua iniziativa contribuirà a far riesaminare l’idea del LOR, che rimarrà
comunque osteggiata a lungo ai livelli più alti dell’ente spaziale. Ma a
furia di insistere, a luglio del 1962 il LOR diventerà il piano definitivo della NASA per raggiungere la
Luna.
John Houbolt morirà a Scarborough, nel Maine, il 16 aprile 2014.
Lancio di Apollo 6, un vettore Saturn V senza equipaggio. La
missione ha l’obiettivo di effettuare la qualificazione finale del vettore e
del veicolo spaziale Apollo per le missioni con equipaggio.
Apollo 6 è composto dai tre stadi del Saturn V, dal modulo di
comando e servizio (CSM) Apollo, e da un simulacro (boilerplate)
di modulo lunare. Il lancio mette alla prova l’integrità strutturale e termica
e la compatibilità fra il vettore e il veicolo spaziale, conferma i carichi di
lancio e le caratteristiche dinamiche, verifica la separazione degli stadi, la
propulsione, i sistemi di guida e controllo, i sistemi elettrici, il sistema
di rilevamento delle emergenze e gli impianti e le procedure di supporto della
missione, compreso il recupero del modulo di comando.
La missione registra tre problemi principali: poco più di due minuti dopo il
decollo, la struttura del Saturn V subisce delle forti oscillazioni
longitudinali (pogo), che però non danneggiano la struttura del veicolo
spaziale; un difetto di fabbricazione causa il distacco di pannelli
strutturali della carenatura che racchiude il simulacro del modulo lunare; e
due dei cinque motori del secondo stadio si spengono in anticipo.
Inoltre l’orbita prevista, a 175 km di quota, non viene raggiunta: il veicolo
entra in un’orbita ellittica di 172 x 223 km. Dopo due orbite, il terzo stadio
non si riavvia come avrebbe dovuto secondo il piano di volo e quindi è
necessario usare il propulsore del modulo di servizio Apollo per
accelerare e raggiungere la distanza massima dalla Terra di 22.225 km. Da qui
viene simulato il rientro dalla Luna a circa 36.000 km/h, leggermente meno
della velocità pianificata (40.000 km/h). Il modulo di comando supera il
rientro in buone condizioni e ammara a 80 km dal punto previsto. Il volo dura
in tutto 9 ore e 50 minuti.
È da questa missione che proviene la celebre e spettacolare ripresa della
separazione del primo stadio e dell’anello interstadio del Saturn V,
citata per esempio nei
titoli di testa del film Apollo 13
(che la ricrea con gli effetti speciali): viene effettuata grazie a cineprese
automatiche che rientrano a terra autonomamente.
Decollo di Apollo 6 visto dalla sommità della torre di lancio.
Un fotogramma della separazione dell’anello interstadio di Apollo 6,
ripresa da una cinepresa situata alla base del secondo stadio (che è la sagoma
nera in basso).
Viene annunciata la composizione dell’equipaggio primario del primo volo del programma Apollo: Gus Grissom sarà il comandante, Ed White sarà il senior pilot e Roger Chaffee sarà il pilot; l’equipaggio di riserva sarà costituito da McDivitt, Scott e Schweickart.
Fonti: NHO; 1966 Proceedings: Fifty-Seventh Annual Convention of Rotary International, p. 277; Fallen Astronauts, p. 80.
Ammaraggio di Apollo 9 nell’Oceano Atlantico alle 17:00:54 UT (12:00:54 p.m. EST), al termine di una missione durata 241 ore e 54 secondi. Il modulo di comando Gumdrop ammara in vista della nave di recupero USS Guadalcanal, a 180 miglia a est delle Bahamas. Oggi si trova presso il San Diego Aerospace Museum in California.
La NASA annuncia formalmente l’equipaggio della missione lunare
Apollo 16, prevista per marzo 1972 (verrà successivamente rinviata ad
aprile): il comandante della missione sarà John W. Young; il pilota del Modulo
di Comando sarà Thomas K. Mattingly; il pilota del Modulo Lunare sarà
Charles M. Duke.
John W. Young.
Thomas K. Mattingly.
Charles M. Duke.
Young è astronauta dal 1962; questo sarà il suo quarto volo spaziale dopo
Gemini 3, Gemini 10 e Apollo 10, e sarà il suo secondo viaggio
lunare.
Mattingly era stato assegnato ad Apollo 13 ma poi era stato esposto
alla rosolia (per colpa di Duke) e quindi era stato sostituito per precauzione
da Jack Swigert.
Duke, come Mattingly, è al suo primo volo spaziale, dopo aver fatto parte
dell’equipaggio di riserva di Apollo 13 e aver ricoperto il ruolo di
CAPCOM (radiofonista di contatto) durante lo storico primo allunaggio umano di
Apollo 11.
L’equipaggio di riserva di Apollo 16 è composto da Fred Haise (che
avrebbe dovuto camminare sulla Luna con Apollo 13 ma non poté a causa
del celebre incidente avvenuto durante il volo verso la Luna), Stuart Roosa e
Ed Mitchell (entrambi reduci da Apollo 14).
Lancio della missione Apollo 9 per collaudare in orbita terrestre il
veicolo lunare completo (Modulo di Comando, Modulo di Servizio e Modulo Lunare) e le procedure di estrazione del Modulo Lunare, di
rendez-vous e di attracco. Il comandante della missione è James
McDivitt; il pilota del Modulo di Comando è David Scott e il pilota del Modulo Lunare è Russell Schweickart.
Il Modulo Lunare viene battezzato Spider (ragno) per la sua forma simile a quella di un aracnide e il Modulo di Comando riceve il nome Gumdrop (caramella gommosa) per via del suo rivestimento protettivo blu usato per il trasporto.
Lancio senza equipaggio della missione Apollo 201 (AS-201), primo collaudo di un modulo di comando e servizio Apollo in cima a un vettore Saturn IB, primo volo di un Saturn IB e primo uso in volo di un motore J-2 nel secondo stadio. Il volo suborbitale dura 37 minuti, raggiunge una quota di 487 km e si allontana dalla base di lancio (Cape Canaveral) di circa 8500 km. Lo scopo principale del volo è dimostrare che lo scudo termico è in grado di sopportare il rientro.
Dalla rampa LC-37B del centro spaziale di Cape Canaveral, in Florida, decolla un vettore Saturn I per la missione SA-9, che ha il compito di portare in orbita intorno alla Terra il satellite
Pegasus 1 per la raccolta di dati sui meteoroidi nelle vicinanze del pianeta, allo scopo di valutare la quantità di impatti ed eventuali perforazioni
che possono verificarsi in una capsula Apollo durante la sua sosta in orbita terrestre.
Il satellite pesa circa 10,5 tonnellate e viene inserito in un’orbita non circolare, con una distanza massima di 726 km dalla superficie terrestre e una distanza minima di 510 km. Pegasus 1 è il primo di tre satelliti che verranno lanciati per acquisire maggiore conoscenza dell’ambiente orbitale terrestre dal punto di vista dei micrometeoroidi.
Pegasus 1 verrà disattivato il 29 agosto 1968 e rientrerà nell’atmosfera terrestre, disintegrandosi, il 17 settembre 1978.
Decollo del Saturn I SA-9. Si nota la lunga carenatura cilindrica che
alloggia il satellite Pegasus 1. In cima al vettore c’è un
Launch Escape System simile a quelli che verranno usati in caso di
emergenza per i voli Apollo con equipaggio.
Il satellite Pegasus 1 viene chiuso all’interno della
carenatura del Saturn I SA-9. Sopra di esso viene montato un boilerplate (simulacro) della capsula Apollo.
Gli enormi pannelli del Pegasus 1, lunghi complessivamente circa 29 metri e alti circa 4 metri, che rilevano gli impatti di micrometeoroidi.
Partenza della missione lunare Apollo 14 dalla rampa 39A del Kennedy Space Center. Porta Alan Shepard, Edgar Mitchell e Stuart Roosa. Per la prima volta in tutto il programma Apollo il lancio avviene in ritardo: il maltempo obbliga a un rinvio di 40 minuti. Il decollo avviene alle 16:03 ora della Florida (le 22:03 italiane).